Il mio primo sabato parigino, su consiglio del texano inizia solare e con grandi promesse di una vita felice alle catacombe di Parigi. Piu' di 10 milioni di cadaveri esposti artisticamente e una frase allegra ad accogliermi: "Ca c'est l'empir de la mort!".
Il texano da l'impressione di essere tipo allegro e di compagnia, e io povero paesano italico, abbocco. Quand'ecco una portoghese mi chiede informazioni, io mi volto a chiedere a lui... che sparisce correndole dietro. Non male, mi ritrovo solo e al buio, in un atelier di teschi, sogno proibito di ogni amleto del mondo.
Ma il vostro non e' tipo da abbattersi, un momento di concentrazione per riprendere il controllo degli sfinteri e non cagarsi sotto, qualche centinaio di metri al buio tra le ossa, e di nuovo fuori alla luce del sole. Dove trovo Portoghese e Walker Texas in allegro convivio. Istinti omicidi a malapena dominati. Ma questo e' il mio erasmus, e sono amico di tutti. La tipa scambia qualche parola con me, e' molto carina, e mi da il suo numero, con palese fastidio di Walker, che la strappa letteralmente alla discussione, trascinandosela dietro "We've to go, sorry, see you tonight".
Un rapido sguardo al notevole derrier dell'iberica, e poi via. Da buon appassionato di Daniel Pennac, il mio pellegrinaggio ha una meta precisa: Belleville.
Di corsa a Chatelet, e poi linea 11 fino al quartiere multietnico. Curiosamente la 11 è la linea piu' scalcinata e lenta di Parigi, con buona pace dell'Egalite' rivoluzionaria.
Scendo e ad attendermi c'e' un calderone di voci, lingue, facce, colori e razze un formicaio impazzito di differenze etniche che qua sembrano sapersi fondere, ed io mi perdo gioiosamente tra i suoi vicoli, mangiando il kebap piu' buono del mondo.
Mi siedo nel parco di Belleville, che domina parigi, e studio le facce alla ricerca del mio personale Signor Malaussene. Torno alla metro, tagliando per una dimostrazione di cittadini tunisini, cosi' civile e pacifica da essere shockante per un italiano. Destinazione Pere Lachaise, per mantenere un filo logico con la mattinata. Omaggi e foto alle tombe di Rossini, Chopin, Wilde, Moliere e Modigliani e Balzac, fino all'ovvio Jim Morrison. Agghiacciato assisto alla scena di una turista che ruba una bottiglia di vino dalla sua tomba, omaggio di un fan. Vergognandomi terribilmente per lei, esco e ne compro un-altra, economica ma non credo per Jim sia un problema, e gliela riporto. "Here's your bottle, don't worry Jim". Se esiste una giustizia divina adesso la tipa e' preda di atroci dolori e cagarelle epiche.
Ma oggi c'e' la notte bianca e la corsa non si ferma. Devo incontrarmi con due argentini, due australiani piu' un cinese associato per andare a vagabondare per parigi. Andre l'argentino ha una bottiglia di coca, sapientemente arricchita con Ballantines, io due di vino, gli australiani litri di vino. L'allegra delegazione ha tutto il necessario per assistere alla partita di rugby al megaschermo di Chatelet.
Anche se rosicando, mi unisco alla gioia dei francesi, e poi ancora in folle corsa per Parigi, Centre Pompidou dove non riusciamo ad entrare (100m di fila) installazioni visive in tutta la citta', cortei musicali e danzanti. Una felice e tremenda confusione nella testa e nel cuore, che pero' si ferma. Il gruppo deve dividersi, in mattinata loro partono. Primi saluti tristi. In settimana mi ero affezionato a questi pazzi terroni del mondo.
Con calma mi avvio' verso l'ostello, rue moufetard, quartiere latino, dove devo salutare anche Andre, lo psicologo squatter, il migliore dell'ostello. Mi siedo sui gradini da solo per metabolizzare la giornata.
Ma la notte non e' avara di sorprese, e come un fungo nel deserto, dal nulla, spunta Wlaker Texas, in palese stato confusionale. E' riuscito a mandare tutto a puttane con Portogirl, a farla incazzare talmente tanto che ora non risponde al telefono neanche a me...
Ma a Pere Lachaise ha conosciuto due tipo, e ora vuole che lo accompagni a incontrarne una. Il tipo ora parla a scatti, si muove fremente. I feromoni hanno un terribile effetto sul suo cervello. Pur sdapendo che le cose prenderanno una strana piega, non sono ancora pronto a scendere dalla barca. Quindi, che sia.
Dopo mezzora di paranoie texane disattivo il cervello, e riusciamo a trovare il gruppo. Quattro simpatici francesi, due e due, ma non legati fra loro. Vogliono andare al Louvre, a piedi, perchè la metro e' chiusa. Impallidisco, ma li seguo. Ormai e' destino.. Almeno parlo un po' francese.
Arriviamo, e' la mia prima volta nel cortile del Louvre, emozioni e foto.
Arriviamo a Concorde, passando in un viale di fuoco, decine di installazioni fiammeggianti, la citta' celebra la sua bellezza.
Nel frattempo Texas riesce a farsi sfanculare dalla tipa, che tra l'altro e' fidanzata.
Dopo qualche chiacchera, altri saluti e altri numeri di telefono. E' tempo di tornare, i piedi piangono, la testa e' vuota per la stanchezza.
Walker e' un fiume in piena, e parla parla, ma io sono in standby. Finalmente, come un miraggio, appare la sagoma materna del ostello. Lo saluto, e guardo l'orologio, 5:30 am. E alle 10:30 qua ci buttano giu' dal letto. Non male.
Ora sono le 11:00, e qua il caffe fa schifo. Se mi sveglio ho deciso che monto su una metro a caso e vado dove porta.
E poi chiamo la portoghese.
Salut mes amis!!!
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